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È stato approvato, lo scorso 19 dicembre, in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati un emendamento alla manovra finanziaria, che è subito rimbalzato sugli organi d’informazione in modo inesatto e fuorviante, lasciando passare il messaggio secondo cui sarebbe stata liberalizzata la prescrizione dei medicinali ad uso umano in veterinaria, con evidente risparmio per i proprietari di animali.

In realtà, la portata dell’emendamento è decisamente più limitata.

Infatti, con la prossima manovra finanziaria, il D. Lgs. 193/2006, recante attuazione del codice comunitario dei medicinali veterinari, verrà integrato con l’art. 10-bis, di cui si riporta il testo più in basso, dal titolo “Uso in deroga di medicinali per uso umano per animali non destinati alla produzione di alimenti”; dal testo della nuova norma, si evince che il Ministero della Salute dovrà provvedere, nel termine di 90 giorni dall’entrata in vigore della stessa, ad emanare un decreto che dovrà definire i casi in cui al medico veterinario sarà consentito prescrivere il farmaco ad uso umano al posto del farmaco veterinario, limitatamente agli animali da compagnia.

Pertanto, al momento, la disciplina di legge resta immutata e si dovrà attendere l’emanazione del decreto ministeriale applicativo.

Peraltro, non si prevede una deroga generalizzata a favore dei medicinali per uso umano, dal momento che il testo dell’emendamento stabilisce i limiti cui il decreto ministeriale dovrà attenersi, vale a dire mantenere l’impiego prioritario dei medicinali veterinari e rispettare l’ordinamento dell’Unione Europea nella materia.

Si tratta dunque dell’affermazione di un principio da molto tempo al centro di numerosi dibattiti, e cioè la possibilità di considerare il costo del farmaco come fattore discriminante per la sua prescrizione da parte del medico veterinario, rendendo lecito l'impiego del medicinale ad uso umano, a parità di formulazione con quello veterinario.

Tuttavia, dal momento che solo l’emanazione di un apposito decreto ministeriale potrà dare concreta applicazione a tale principio, si raccomanda ai medici veterinari di continuare ad osservale le disposizioni vigenti in materia di uso in deroga di medicinali per uso umano su animali non-DPA, di cui all’art. 10 del D. Lgs. 193/2006, al fine di non incorrere in spiacevoli sanzioni.

Come consulente legale dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Padova, sono a disposizione degli organi direttivi e degli iscritti, per risolvere eventuali dubbi o incertezze sul tema e colgo l’occasione per formulare a tutti i miei migliori auguri per un sereno Natale ed un prospero anno nuovo.

Cordiali saluti.

Avv. Daria Scarciglia

 

«Art. 10-bis. – (Uso in deroga di medicinali per uso umano per animali non destinati alla produzione di alimenti) –
1. Il Ministro della salute, sentita l'AIFA, con proprio decreto da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, fermo restando il principio dell'uso prioritario dei medicinali veterinari per il trattamento delle affezioni delle specie animali e nel rispetto delle disposizioni dell'ordinamento dell'Unione europea in materia di medicinali veterinari, tenuto conto, altresì, della natura delle affezioni e del costo delle relative cure, definisce i casi in cui il veterinario può prescrivere per la cura dell'animale, non destinato alla produzione di alimenti, un medicinale per uso umano, a condizione che lo stesso abbia il medesimo principio attivo rispetto al medicinale veterinario previsto per il trattamento dell'affezione.
2. Il decreto di cui al comma 1 disciplina, altresì, le modalità con cui l'AIFA può sospendere l'utilizzo del medicinale per uso umano per il trattamento delle affezioni animali, al fine di prevenire situazioni di carenze del medicinale per uso umano.
3. Il costo dei medicinali prescritti ai sensi del comma 1 resta in ogni caso a carico dell'acquirente a prescindere dal loro regime di classificazione.
4. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».