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Domenica 11 Giugno 2017 presso la sala polivalente del centro parrocchiale di Limena si è tenuto un corso di aggiornamento sulla Leishmaniosi.

La leishmaniosi è una malattia, causata da un protozoo , la Leishmania, che può colpire il cane e molto raramente anche l’uomo e che è sempre di più frequente riscontro anche nel nord Italia. 

Per questa ragione l’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Padova ha deciso di organizzare per i propri iscritti e per i veterinari del Veneto una giornata di aggiornamento scegliendo come relatrici due importanti figure professionali. Sono intervenute infatti la Dott.ssa Gioia Cappelli, Responsabile del Laboratorio di Parassitologia dell’ IZSVe e Direttore del Centro di referenza nazionale e Centro di collaborazione OIE per la ricerca scientifica sulle malattie infettive nell’interfaccia uomo/animale IZSVe, e la Dott.ssa Carolina Callegari, Specialista Europeo in Medicina Interna. Alla giornata hanno partecipato con interesse 46 Medici Veterinari provenienti sia da Padova che da altre provincie del Veneto.

Cos’è la Leishmania e come si trasmette la Leishmaniosi?

Nel corso della giornata sono stati dibattuti diversi argomenti. Si è inizialmente parlato di presenza della malattia e del vettore della stessa, il flebotomo, nel territorio del Veneto nonché delle cause che hanno favorito la diffusione della malattia che, fino a qualche anno fa, era confinata al centro e sud Italia.


Ciclo della Leishmania

Leishmania è un protozoo intracellulare obbligatorio, che ha la capacità di moltiplicarsi all’interno dei macrofagi. Esistono due forme morfologiche principali: l’amastigote, forma rotondeggiante che ritroviamo nell’ospite vertebrato e il promastigote, forma libera flagellata e mobile, che ritroviamo nel vettore e in coltura. In Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo è presente l’unica specie Leishmania infantum L.infantum è responsabile della leishmaniosi canina, della leishmaniosi viscerale umana (forma grave che deve essere curata) e della leishmaniosi cutanea umana (forma localizzata benigna, a guarigione spontanea).

La Leishmania per potersi trasmettere ha la necessità di un vettore: il flebotomo o pappatacio Il flebotomo è un dittero ematofago, delle dimensioni di qualche mm, color sabbia quando digiuno. Esistono circa 600 specie di flebotomi, ma solo una sessantina di questi è in grado di trasmettere leishmania. In Italia i vettori principali sono Phlebotomus perniciosus e P. perfiliewi. Solo la femmina si nutre di sangue quando deve portare a maturazione le uova. Il ciclo biologico del flebotomo è complesso (uova, larve, ninfe, pupe e insetto adulto) ed è strettamente legato a fattori climatici. In condizioni ottimali di temperatura (25°C) e umidità dura almeno 45 giorni. Nelle estati nel Nord-Est d’Italia, il flebotomo riesce a portare a termine una o al massimo due generazioni mentre nel Centro-Sud può persistere fino a novembre completando anche 3-4 cicli. Gli adulti vivono per circa un mese mentre le larve sono in grado di bloccare il loro sviluppo per superare il periodo invernale e riprendere il ciclo con la bella stagione. Essi prediligono le aree collinari, ben esposte al sole, ma con abbondante copertura vegetazionale, tuttavia sono presenti anche in ambienti domestici e peridomestici. Di giorno gli adulti si riposano in luoghi scuri e riparati (anfratti di muretti, incavi di alberi, angoli di stalle). La loro attività è prevalentemente crepuscolare e notturna con picchi di massima intensità intorno alla mezzanotte e nell’ora che precede il sorgere del sole. Le femmine volano alla ricerca di un ospite (in pratica un qualunque mammifero o volatile disponibile nel loro raggio di azione) su cui consumare il pasto di sangue. Il loro volo è silenzioso e generalmente sono piuttosto stanziali, percorrendo al massimo un paio di km, per lo più trasportati dal vento.

Quali sono i sintomi della Leishmania?

Gran parte della giornata è stata dedicata alla parte clinica e diagnostica con presentazione di casi clinici che hanno evidenziato come la malattia possa manifestarsi con quadri diversi, a volte di difficile interpretazione. I quadri clinici della leishmaniosi canina sono infatti molteplici, la raccolta dei segni clinici deve quindi essere accompagnata da esami di laboratorio per giungere ad una diagnosi corretta. I sintomi possono comparire in tempi diversi ed associarsi nella più varia combinazione, l’andamento comunque è prevalentemente di tipo sub-acuto o cronico e solo raramente vengono segnalate forme acute con insorgenza di febbre remittente o intermittente; tuttavia in generale alcuni sintomi sono più frequenti di altri, come ad esempio ingrossamento dei linfonodi, dimagrimento, alterazioni della cute.Altre alterazioni di tipo ematologico/biochimico e a carico della funzionalità degli organi interni (rene, fegato, intestino, ecc.) sono rilevabili attraverso esami di laboratorio.

Come si diagnostica? Si può curare?

Sono stati illustrate le diverse metodiche per poter diagnosticare correttamente e precocemente la malattia nonché per controllarne il decorso durante la terapia. La giornata è quindi proseguita con la presentazione dei diversi presidi terapeutici che sono a disposizione del Medico Veterinario per poter curare la Leishmaniosi.

Ricordiamo tuttavia che è necessario tenere monitorati i cani che hanno contratto la malattia anche quando i sintomi della stessa sono scomparsi in quanto è possibile che ci siano cani che rimangono in grado di trasmettere l’infezione a soggetti sani. Per questa ragione anche i soggetti malati devono essere dotati di repellenti in modo da diminuire il rischio che possano trasmettere la malattia a soggetti sani.

Cosa si può fare per evitare l’infezione?

Una particolare attenzione è stata data all’aspetto del ruolo del veterinario come agente attivo nell’educazione dei proprietari sull’importanza della prevenzione della diffusione della malattia che, ricordiamo essere una zoonosi cioè una malattia che può passare dal cane all’uomo. Sono stati infatti presentati ai veterinari numerosi studi scientifici che hanno dimostrato che una buona prevenzione, che si attua cercando di limitare il contatto tra il vettore e il cane è in grado di diminuire in maniera importante l’infezione di cani sani e quindi di limitare la progressiva diffusione della malattia proteggendo in maniera indiretta anche la salute umana.

La prevenzione si attua attraverso l'uso di antiparassitari (insetticidi e repellenti), questi presidi, tenendo lontani i pappataci, impediscono il trasferimento dei parassiti dai cani infetti, che fungono da serbatoio della malattia, agli altri cani presenti sul territorio.

In particolare si possono utilizzare vari principi attivi, con efficacia variabile dall’80 al 100%, che devono essere scelti in base alle proprie esigenze:

  • formulazioni spray: attivi per 1-2 settimane al massimo, da utilizzare se si porta il cane in zone con leishmaniosi canina per un breve periodo (anche solo una giornata). Il prodotto va spruzzato su tutto il corpo dell’animale facendo attenzione agli occhi. L’attività repellente è immediata.
  • formulazioni spot-on: attivi per 3 settimane, consigliati se si porta il cane ad es. in vacanza in zone con leishmania, oppure come trattamento di routine, da ripetere ogni mese. Vanno somministrati una settimana prima della partenza applicando il prodotto sulla cute dell’animale lungo il dorso o a livello interscapolare a seconda delle indicazioni riportate sulla confezione.
  • collari: attivi contro i flebotomi da 4 a 8 mesi. Sono consigliati per cani che vivono all’aperto, anche di notte, o in un’area endemica per leishmania. Il collare va applicato da 2 a 10 giorni (a seconda del tipo di collare) prima dell’introduzione del soggetto in area endemica e utilizzato e sostituito secondo le indicazioni della casa produttrice per essere sicuri del mantenimento dell’efficacia.
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